Thirteen Reasons Why

Può una serie cadere nel suo cliché e finire vincolata a una linea narrativa che prima l’ha resa celebre e poi ha finito per affossarla? Questa è la principale domanda che mi ha lasciato la quarta stagione di Thirteen Reasons Why.

Tredici è stata una serie modello con la sua prima stagione. Grazie all’ottimo lavoro dei suoi ideatori, è riuscita a inserire una tematica importante come il bullismo nei nostri piccoli schermi digitali e farci ragionare sulle conseguenze che certi atteggiamenti hanno sulle persone.

Al tempo stesso, tuttavia, questa liaison tra tema profondo e la serie ha iniziato ad avere un effetto negativo nel proseguo delle stagioni… Un po’ come la kryptonite con Superman!

Il culmine di questa problematica è avvenuto sicuramente nella quarta stagione.

Un’ultima stagione che non è da bocciare completamente, avendo dato ancora più importanza a diversi argomenti sensibili, come quello del razzismo o dell’uso delle armi.

Ma “toccare” un tema e “approfondirlo” sono due concetti ben diversi. Ed è proprio questa la pecca principale di questa final season di Tredici.

In Thirteen Reasons Why la confusione regna sovrana!

Durante le varie puntate si assiste a un’accozzaglia di scene che vanno spesso a scontrarsi l’una con l’altra lasciando lo spettatore confuso e perplesso. Prima viene sottolineata l’importanza della sicurezza e due secondi dopo ciò viene smentito dalla necessità dei nostri cari Carl & Friends che rivendicano la loro libertà di sbagliare e di non essere controllati in continuazione.

Privacy sì privacy no, amore sì amore no, armi sì armi no… Un continuo ballo simile ad un gambero che non sa se andare avanti o tornare indietro.

Tutto ciò può anche essere giustificato dalla potenziale idea da parte degli sceneggiatori di rendere la serie “adolescenziale” e quindi sottolineare anche nelle stesse riprese e nella trama la continua lotta interiore che ogni ragazzo vive negli anni della pubertà.

Tuttavia, introdurre un tema come il razzismo o come l’uso delle armi non può essere qualcosa di cui parlare alla leggera e lasciarlo morire in meno di due scene. Sono argomenti che vanno trattati in profondità e sviscerati come solo la prima stagione di Tredici ha saputo fare con il bullismo e le ripercussioni che questo comporta nella vita di tutti.

Non sarà quindi un’ottimo e toccante finale di stagione o la splendida interpretazione di alcuni dei personaggi principali o il meraviglioso lavoro fotografico a poter salvare questa stagione di Tredici.

Iniziare la serie come una sorta di horror movie, trasformarlo per 5 minuti in un film pseudo-fantascientifico, riempirlo di temi importanti, ma non approfonditi non possono che affossare quello che poteva essere un finale degno e che tutti meritavamo (un pò come è successo con GoT).

Mi spiace. Il sottoscritto non ci sta.

Au revoir Thirteen Reasons Why.

Adios Clay & Friends.

La povera Hannah Baker vi saluta con una lacrima sul viso.

A voi invece è piaciuta la quarta e ultima stagione di Tredici? Fateci sapere la vostra opinione nei commenti.

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