Re Leone

Mi sono ripromesso che per questo articolo avrei speso poche parole e così farò. Ammetto che per più di un anno ero estasiato all’idea di vedere la versione live action del Re Leone, uno dei film d’animazione migliori che casa Disney abbia mai creato.

Un trailer mozzafiato, che ci ha spinto a credere in un remake da 10 e lode in cui ad una grafica pazzesca, si sarebbero aggiunte le emozioni che “The Lion King” ci aveva lasciato 15 anni fa.

E invece cosa abbiamo ricevuto in cambio? Il nulla…

Nulla da eccepire sulla qualità grafica di questa nuova versione del Re Leone eh! Anzi… Probabilmente ci troviamo di fronte ad un passo estremamente innovativo nel campo dell’animazione computerizzata.

Ma tutto il resto? Dove sono le emozioni? Perché andare a modificare o addirittura tagliare scene che, nella versione precedente, erano divenute addirittura iconiche?

In 118 minuti, mi sono ritrovato più volte a storcere il naso su diverse scelte fatte…

Dov’è la simpatia che era caratteristica di alcuni personaggi come Zazu, Rafiki o lo stesso Scar per certi aspetti? Ahimé sto ancora canticchiando “ho tante noci di cocco tikiti” nella mia testa.

Dov’è la disperazione e la tristezza nella scena della morte di Mufasa?

Perché, parlando della versione italiana, andare a prendere due cantanti per interpretare due dei personaggi principali di tutto il racconto (pur salvando “L’amore è nell’aria stasera”) quando si poteva puntare a due professionisti?

PERCHÉ NON FAR BALLARE LA HULA A PUMBA?!

Il risultato finale risulta quindi chiaro: una cozzaglia scialba, sfruttata per bene a livello economico (giustamente), ma che poteva essere utilizzata in una maniera più decorosa e soprattuto più rispettosa nei nostri confronti.

Alla fine, non basta avere una buona grafica, un buon duetto e un grandissimo Luca Ward per salvare un film ricco di forma, ma povero nella sostanza.

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